Storia

L’ARTE MARZIALE VIETNAMITA: la storia

Durante il 1284, nel giorno della Festa di Metà Autunno, il Generale Tran Hung Dao invitò tutti i dirigenti delle scuole di Arti Marziali Vietnamite ad una grande riunione per rendere loro partecipi della imminente minaccia dell’invasione dei Mongoli Unni e per chiedere loro di unificarsi. In seguito a questa grande riunione furono rese note e codificate per la prima volta tutte le tecniche del Vovinam Viet Vo Dao.
In Europa, quando si parla di arti marziali del Vietnam si utilizza generalmente il termine Viet Vo Dao. Questa espressione è composta dalle tre parole: Viet (che significa trascendente ed è anche il nome del paese Vietnam), Vo (arte marziale) e Dao (Via che porta alla saggezza), traducibile come “La Via suprema delle Arti Marziali Vietnamite”. In Vietnam, tuttavia, il termine Viet Vo Dao è poco diffuso ed è più che altro associato alla scuola Vovinam, fondata nel 1938 dal M° Nguyen Loc. Per indicare il complesso delle Arti Marziali tradizionali vietnamite è usata la definizione Vo Co Truyen Viet Nam.

La diffusione in Occidente del nome Viet Vo Dao si deve alla nascita, nella metà degli anni ’70, della Federazione Internazionale Viet Vo Dao, che raggruppava i maestri vietnamiti operanti in Europa. Viet Vo Dao è diventato un’espressione generica, un contenitore che non corrisponde ad un unico stile o scuola ma indica l’intero patrimonio vietnamita delle Arti Marziali. Un fenomeno simile si è verificato con il termine Kung Fu, che letteralmente significa “risultato di duro lavoro/buon lavoro”, con il quale si ha l’abitudine di indicare le Arti Marziali cinesi. In Vietnam gli stili di origine cinese vengono chiamati complessivamente Vo Trung Hoa o, con espressione più popolare, Vo Tau; più spesso si utilizza tuttavia il nome specifico dello stile o della scuola sia per gli stili cinesi che per quelli vietnamiti.

Le antiche origini

Le origini del Viet Vo Dao affondano le radici nel periodo della dinastia Hung Vuon, che regnò sul Vietnam tra il 2879 e il 258 a.C.: medicina, arti marziali e filosofia tradizionali si formarono tutte in quell’epoca. Testimonianze di tecniche di combattimento sia a mani nude sia con le armi (ascia, spada, arco, bastone e lancia), risalenti ad allora, sono state ritrovate sotto forma di disegni all’interno di alcune grotte nel Vietnam settentrionale.

Le arti marziali sono fortemente radicate nella storia e nella cultura vietnamita, e non hanno mai cessato di svilupparsi nel corso dei secoli. A differenza di quello che avveniva in altri paesi asiatici, dove la pratica delle Arti Marziali era riservata a caste esclusive (come i samurai in Giappone), in Vietnam tutta la popolazione si esercitava nelle tecniche di combattimento. La storia vietnamita del primo millennio dopo Cristo fu caratterizzata dalla strenua resistenza ai continui tentativi di invasione da parte della Cina: le Arti Marziali divennero infatti un indispensabile mezzo di autodifesa. Fu perciò così che nacquero anche le teorie portanti del Viet Vo Dao: la flessibilità contro la forza, la sorpresa, l’illusione e le tecniche ravvicinate.

La storia recente

Nel 1863 il Vietnam cadde sotto il controllo dei colonizzatori francesi, che vietarono le Arti Marziali costringendo alla clandestinità le scuole che riuscirono a sopravvivere. L’uso delle armi da fuoco contribuì a creare un clima di sfiducia verso le tradizionali tecniche di lotta, palesemente incapaci di contrastare le moderne tecnologie. A risollevare le sorti del Viet Vo Dao fu il maestro Nguyen Loc (1912 – 1960) che unificò e codificò le diverse tecniche presenti nel Paese prendendo spunto da tutti gli stili cino-vietnamiti, e che nel 1945 istituì ufficialmente  a Hanoi la Scuola Voniman Viet Vo Dao. Essendo lui stesso un grande combattente, basò la sua Scuola sul combattimento e sull’applicazione reale delle tecniche, con l’obiettivo di forgiare uomini e donne pronti al sacrificio per un fine supremo: “essere forti per essere utili”.

All’inizio degli anni ’30, il Maestro Nguyen Loc viaggiò per il Vietnam allo scopo di ampliare le sue conoscenze sul Vo, allenandosi con i più famosi maestri del Vo Thuat (Arte Marziale tradizionale) in cerca di nuove fondamenta più efficaci e soprattutto più adatte ad un allenamento in grande gruppo, una cosa che fino ad allora non esisteva in Vietnam: il Maestro Nguyen Loc riteneva infatti che i corsi svolti in piccoli gruppi non potessero favorire la diffusione di nessuna arte. Dopo otto anni di ricerca, organizzò dunque una grande esibizione nella Capitale, rendendo il Vo Vietnam Arte Marziale ufficiale sotto la denominazione di Vovinam (Vinam è l’abbreviazione comune di Vietnam). Le linee guida della sintesi elaborata dal Maestro erano innanzitutto la ricerca dell’efficacia e, per la prima volta in Vietnam, l’allenamento in grande gruppo. La nuova Arte seguiva la filosofia dell’Am Duong (Yin-Yan cinese) ed eliminava le tecniche puramente estetiche, dando particolare importanza alla difesa personale e al lavoro con le armi. Acquistava quindi rilevanza l’agonismo mediante tecniche di combattimento, così come il lavoro delle proiezioni e delle tecniche al suolo. Infine si proponeva un allenamento intensivo nel settore dei calci e delle “forbici volanti”.

Il Maestro Nguyen Loc continuò a utilizzare i Quyen (Kata in giapponese), ma con un significato diverso dal resto degli stili vietnamiti: nel Vovinam Viet Vo Dao i Quyen servono per lavorare sulle tecniche di difesa personale e sulle combinazioni in combattimento del programma di allenamento, ma senza avversari. Per esempio, Tu Tru Quyen sono le prime difese contro pugni e calci e i corrispondenti contrattacchi; Vien Phung Quyen sono le tecniche di combattimento dalla prima alla decima; Ngu Mon Quyen sono le tecniche di combattimento dalla undicesima alla ventesima.

Prima di morire Nguyen Loc esortò i suoi discepoli a far conoscere il Viet Vo Dao nel mondo, mantenendo invariata la filosofia che deve guidare il Maestro verso la crescita filosofica e tecnica dell’allievo, senza gravare su di esso con richieste di denaro che non servano a fini benefici per la comunità. Il grande Maestro Nguyen Loc ed altri Maestri si distinsero proprio per la loro grande moralità, che li guidava ad insegnare in tutto il Paese avendo come ricompensa esclusivamente il cibo per sostentarsi e la gratitudine dei loro allievi.

Figura di spicco nella diffusione planetaria delle arti marziali vietnamite fu il maestro Phan Hoang, che nel 1962 lasciò il suo Paese e nel giro di dieci anni riuscì a dar vita in Francia alla Federation Internationale de Viet Vo Dao (1972).

Dall’XI e il XVI secolo il Vietnam conobbe un duraturo periodo di indipendenza, e le Arti Marziali vennero sublimate in strumento pedagogico; sotto la dinastia Tran (XVIII secolo) fu creata una vera e propria Accademia delle Arti Marziali e furono pubblicati diversi testi contenenti le descrizioni delle tecniche: il più significativo di questi scritti è considerato il trattato intitolato Linh Nam Vo Kinh, di Tran Quan Khai Chieu Minh Dai Vuon (1241- 1294). Le indubbie influenze delle Arti Marziali cinesi hanno dato vita a diverse scuole; tuttavia, non esistono associazioni di carattere nazionale, ma organizzazioni locali che raggruppano i praticanti provenienti dalle diverse zone della Cina (Canton, Shanghai, etc.). A Ho Chi Minh City (Saigon), ad esempio, ogni gruppo etnico-linguistico ha la propria personale scuola e sede di allenamento. Esiste inoltre l’associazione Tinh Vo Mon (la “Porta della Magnifica Arte Marziale”), nata con l’idea di unificare i diversi gruppi etnici, nella quale si praticano per lo più stili del Nord.

Dal punto di vista strettamente marziale, il Vietnam si distingue dagli altri Paesi del sud-est asiatico per la complessità del suo panorama tecnico e per la sua assoluta apertura verso altri stili, al fine di completare e accrescere la cultura dell’Arte Marziale: a causa delle vicende politiche subite in un passato più o meno lontano, in Vietnam si sono infatti diffusi molti stili di Arti Marziali, solo in parte in concorrenza con lo sviluppo delle scuole autoctone di stili vietnamiti.

L’occupazione giapponese nel corso della II Guerra Mondiale e, in seguito, la presenza di reparti coreani al seguito delle truppe statunitensi hanno determinato la diffusione di stili molto lontani dalle tradizioni locali, come il Judo e il Tae Kwon Do, che sono oggi molto popolari anche in seguito al loro riconoscimento come sport olimpici.

Le relazioni con la Cina, che risalgono a tempi remoti, sono risultate più proficue sul piano dello scambio culturale: in Vietnam sono infatti molto diffusi gli stili di origine cinese, soprattutto in quelle città nelle quali è presente un forte numero di immigrati cinesi, come Ho Chi Minh City (Saigon). La presenza di maestri cinesi ha avuto un’influenza notevole sull’evoluzione degli stili autoctoni, ma d’altra parte gli stili cinesi in terra vietnamita hanno subito un processo di “vietnamizzazione”, che li ha differenziati dalle scuole originarie. Nonostante queste interferenze, in Vietnam si continuano a praticare stili puramente vietnamiti, come il Binh Dinh, spesso conosciuti in Occidente con il nome generico di Viet Vo Dao.

Prima del 1975, nel Vietnam del Sud non esisteva un’organizzazione unitaria di Arti Marziali: le arti marziali “straniere”, come Judo, Aikido, Karate e Tae Kwon Do, erano gestite dalle rispettive Federazioni, mentre si erano costituite diverse associazioni (Hoi) di Arti Marziali tradizionali vietnamite: le più importanti erano la Tong Hoi Quyen Thuat Viet Nam, comprendente pugilato e Vo Tu Do (kick boxing vietnamita), la Tong Hoi Vo Hoc Viet Nam, che raccoglieva gran parte delle scuole vietnamite (Sa Long Cuong, Lam Son, Han Bai), e la Tong Doan Vovinam (Federazione Vovinam). Nel Vietnam del Nord, invece, le Arti Marziali erano diffuse soprattutto negli ambienti militari.

Dopo la fine della guerra del Vietnam, la situazione politica ed economica in cui versava il Paese ha causato una forte riduzione nello sviluppo delle Arti Marziali, ma a partire dal 1980 c’è stata una forte ripresa e, soprattutto negli ultimi anni, il Vietnam ha raggiunto un buon livello organizzativo anche dal punto di vista delle attività sportive. Diversa è invece la situazione per quanto riguarda le Arti Marziali vietnamite, che fanno riferimento all’Unione Nazionale di Arti Marziali Tradizionali Vietnamite (Lien Doan Vo Co Truyen Viet Nam), riconosciuta dal Comitato Olimpico nell’ambito della federazione che raccoglie le discipline sportive popolari e tradizionali che si sono sempre mantenute attive e ricettive per i mutamenti a livello mondiale, come il Vo Vat (lotta tradizionale vietnamita).

Il compito della Federazione delle Arti Marziali Vietnamite è quello di coordinare il lavoro delle associazioni locali di Arti Marziali presenti in tutte le principali città, lasciando loro piena libertà e autonomia organizzativa e gestionale. Proprio a causa di questa estrema frammentazione, al di fuori del Vietnam nessuna federazione di Arti Marziali vietnamite è riconosciuta a livello nazionale, anche se esistono dei rapporti ufficiali con le associazioni locali di grandi città, come Hanoi e Ho Chi Minh City. Tuttavia, non vi è autorizzata l’affibiazione della dicitura “riconosciuta a livello nazionale”, sgradevole usanza di fortunatamente poche associazioni europee che antepongono il fine di lucro alla filosofia Marziale, utilizzando in maniera forviante questa dicitura con fini pubblicitari.

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